A otto anni dall’inizio della Primavera araba e dalla caduta del regime di Ben Ali, la Tunisia presenta una situazione poliedrica e intricata, composta da numerose sfaccettature di non semplice interpretazione, spesso ambigue e contrapposte. Da una parte, sebbene anche altri Stati abbiano condiviso le fasi rivoluzionarie del 2011, soltanto la Tunisia celebra ancora oggi la transizione democratica e la nuova era di libertà politiche, intellettuali, culturali, di espressione, di stampa e di pluralismo, unico Paese che non ha assistito al fallimento delle promesse e delle speranze delle primavera arabe. Dall’altra parte, nonostante tali innegabili progressi, la Tunisia continua ad attraversare una fase molto delicata caratterizzata da un’instabilità politica e da una crisi economica e occupazionale. Instabilità che potrebbero minare il faticoso percorso intrapreso negli ultimi anni. Sul versante politico-istituzionale in otto anni si sono succeduti alla guida del paese sette diversi primi ministri e undici diversi esecutivi. I dati economici registrano l’esplosione del debito pubblico tunisino passato dal 35 al 70% in meno di un decennio, una forte svalutazione del dinaro e una netta diminuzione del potere di acquisto che, unitamente ai dati occupazionali, con una disoccupazione giovanile che supera il 35%, costituiscono le principali cause del malcontento e delle crescenti tensioni sociali.

A fronte di una società civile che mostra la propria disaffezione verso la classe politica del Paese, percepita come incapace di tradurre le richieste avanzate in istanze politiche volte a ridurre le problematiche socio-economiche della Tunisia, si contrappone un forte fervore nella partecipazione alla vita culturale, nella stabilizzazione di poli culturali già esistenti e nella nascita di nuovi centri di diffusione del sapere, nell’organizzazione di festival e manifestazioni cinematografi che, musicali e teatrali. A dimostrazione del fatto che il progresso passa sempre da una rivoluzione culturale. Il risveglio di Tunisi sta passando per la cultura: tra i vicoli della medina, tra i centralissimi cafè di Avenue Habib Bourguiba e i palazzi di Avenue Mohamed V, accanto al permanere del tempo scandito da abitudini e rituali secolari si percepisce nell’aria una spinta di rinnovamento, di cambiamento, una propensione a cogliere un momento storico che può divenire punto di partenza e di orgoglio per una nuova Tunisia. La cultura intesa come partecipazione attiva e critica alla società in cui si vive, come bene comune da proteggere e come strumento per trasformare la persona in cittadino. La cultura, dunque, come rivoluzione. Nella capitale, tra le costruzioni urbanisticamente più in vista, con una torre dalla punta sferica che si intravede dietro le alte mura del complesso di palazzi ricoperti da finestre a specchio, svetta la Cité de la Culture, una struttura unica in tutto il mondo arabo, maghrebino e africano, composta da una superficie di 9,3 ettari che ospita multisala attrezzati, laboratori, due teatri, una sala d’opera, un museo di arte contemporanea, tre sale da cinema, una mediateca, una biblioteca digitale e una cineteca. Inaugurata il 21 marzo 2018 in concomitanza con i festeggiamenti annuali per l’anniversario dell’indipendenza tunisina dai francesi del 20 marzo 1956, l’opera intende essere fi nalizzata per la formazione e la produzione culturale, la protezione della memoria artistica tunisina e per la promozione del dialogo interculturale e interreligioso. La costruzione intende simboleggiare gli sforzi che la nazione sta compiendo per proseguire il percorso democratico avviato con la Rivoluzione dei Gelsomini e per sconfiggere le pulsioni provenienti dalle frange più estreme della società attraverso interventi culturali, e non esclusivamente con azioni militari.

Poco lontano, lungo la frenetica via che è stata il centro nevralgico delle manifestazioni della
rivoluzione, si trova la libreria al-Kitab. A partire dalle prime proteste contro Ben Ali nel gennaio del 2011, la libreria ha rappresentato uno spazio di resistenza incoraggiando il dibattito pubblico e il pensiero plurale. E lo ha fatto anche nel giorno dell’attentato terroristico compiuto da una kamikaze lo scorso ottobre a pochi metri dalla libreria, davanti al teatro municipale, quando ha tirato su la saracinesca mentre tutte le altre attività limitrofe restavano chiuse. La direttrice, Selma Jabbès, non si stanca di ribadire quanto sia rilevante la forza delle parole: il pensiero, che è stato a lungo oggetto di censura, è rifiorito con la rivoluzione del 2011. La rivoluzione passa anche per le parole e, dunque, per i libri.

Tra i più rilevanti poli culturali tunisini è impossibile non citare l’Accademia tunisina delle lettere, delle scienze e delle arti Beith al-Hikma fondata nel 1992 a Cartagine presso il Palais Zarrouk. L’Accademia, guidata dal Presidente Abdelmajid Charfi, accademico e figura di spicco del panorama intellettuale tunisino e nordafricano, si occupa di ospitare eventi e iniziative, spesso di respire internazionale, che possano congregare intellettuali per lo sviluppo del pensiero scientifico e culturale, per lo scambio dei saperi, per contribuire all’arricchimento della lingua araba e vigilare sul suo buon uso, per contribuire alla salvaguardia del patrimonio negli ambiti della ricerca e delle pubblicazioni incoraggiandone la diffusione.

Spostandosi da Cartagine verso il suggestivo borgo di Sidi Bou Said, caratterizzato dalle intense cromie del bianco e del blu, un’ulteriore realtà che in questi ultimi anni ha conosciuto un’importante crescita nel ruolo giocato nell’ambito culturale è il Centro per la musica araba e mediterranea. Situato nello splendido Palais Ennejma Ezzahra, gioiello dell’architettura arabo-islamica in Tunisia e dimora patrizia dell’orientalista Rudolph d’Erlanger, dal 1992 il Centro è un complesso culturale consacrato alla musica che coniuga l’attività scientifi ca e intellettuale con la salvaguardia del patrimonio musicale tunisino, arabo e mediterraneo, che organizza importanti eventi internazionali e che ospita una ricca mostra permanente di strumenti musicali.

Numerosi e importanti gli eventi culturali in programma nel corso dell’anno a Tunisi, Capitale
della Cultura islamica 2019, tra i quali non è possibile non citare la trentacinquesima edizione
della Fiera Internazionale del Libro (5-14 aprile Palazzo delle Esposizioni del Kram) dedicata ai temi delle libertà individuali e dell’uguaglianza.

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