di Elly Schlein, Europarlamentare, relatrice per la riforma del Regolamento di Dublino

Una proposta di riforma che rappresenta una vera e propria rivoluzione copernicana per il sistema di asilo in Europa. Dopo più di un anno e mezzo di negoziato, con 21 riunioni dei relatori ombra e svariate riunioni tecniche, il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 16 novembre, in seduta plenaria, il mandato per aprire il negoziato con il Consiglio sulla riforma di Dublino. Un voto a larghissima maggioranza (390 voti favorevoli, 175 contrari e 44 astenuti) che va dai Socialisti e Democratici, ai Verdi e la Gue, per arrivare ai Popolari e ai Liberali, e rappresenta un segnale forte del Parlamento ai governi e ai cittadini europei: almeno una delle tre Istituzioni dell’Unione vuole una svolta nelle politiche d’asilo europee, nel segno della solidarietà ed equa condivisione delle responsabilità.
La cancellazione del criterio del primo paese d’ingresso è sicuramente la conquista maggiore della proposta di riforma varata dal Parlamento, perché finalmente si supera l’ipocrisia del sistema attuale, che addossa la maggior parte delle responsabilità dell’accoglienza sui paesi di frontiera dell’Unione come l’Italia, e lo sostituisce con un meccanismo permanente ed automatico di ricollocamento al quale partecipano tutti gli Stati membri. È stata ampliata la portata dei criteri di responsabilità, valorizzando i legami significativi del richiedente con altri stati membri (soggiorni precedenti, diplomi e qualifiche) nell’ottica di facilitare l’inserimento sociale. E, qualora nessuno di questi criteri di responsabilità trovasse applicazione, scatterebbe automaticamente il meccanismo di ricollocamento, dando anche al richiedente un certo margine di scelta tra quattro Stati membri, che al momento della sua domanda sono più lontani dal raggiungimento della loro quota. Per attivare il meccanismo di ricollocamento non servirà che un Paese raggiunga una certa soglia di richieste, come proposto dalla Commissione, proprio in virtù del fatto che la riforma disegna un sistema d’asilo centralizzato a livello europeo. In quest’ottica, i costi dell’accoglienza fino alla determinazione dello Stato membro responsabile sarebbero infatti a carico del budget dell’Unione.
Altrettanto importante, anche alla luce delle posizioni di chiusura di alcuni Paesi membri, è che secondo il testo approvato, gli Stati che non si possano sottrarre ai propri obblighi sul ricollocamento, a pena di conseguenze sui fondi strutturali. In questo modo viene sancito un principio che riteniamo fondamentale: non si può far parte dell’Unione solo per i benefici che questo comporta, ma bisogna condividere anche le responsabilità che ne derivano.
Oltre al meccanismo di ricollocamento, la riforma prevede diverse altre misure innovative, come una nuova procedura accelerata di ricongiungimento familiare, per cui basteranno sufficienti indicazioni sulla presenza di un familiare in un altro stato membro per un rapido ricollocamento. Questo per evitare che si ripetano situazioni come quella che l’anno scorso ha visto centinaia di minori dormire di fronte alla stazione di Como per tentare di attraversare il confine. Avrebbero potuto chiedere asilo in Italia, ma molti non volevano farlo per non rimanere impigliati in un sistema che prevede attese fino a due anni per un semplice ricongiungimento. Siamo riusciti anche ad ottenere una parziale estensione della nozione di famiglia, che comprende ora anche i fratelli, i figli adulti ancora a carico, e la possibilità di ricongiungimento con un familiare che soggiorni legalmente in altro Stato membro.

Il nuovo testo del regolamento approvato dal Parlamento Europeo prevede, inoltre, la possibilità di una sponsorship, tramite la quale organizzazioni che rispondano a determinati requisiti fissati a livello nazionale possano prendersi carico di un richiedente fino a che sia esaminata la sua domanda.
Sono state, poi, rafforzate in modo rilevante le garanzie procedurali e gli obblighi di informativa per i richiedenti, in particolare le salvaguardie per i minori non accompagnati, tra le quali la nomina entro ventiquattro ore di un tutore, e la necessità di fare una valutazione multidisciplinare del superiore interesse del minore prima di ogni decisione che lo riguardi. Fondamentale è, infine, la cancellazione dei check obbligatori di inammissibilità proposti dalla Commissione, che avrebbero obbligato i Paesi di primo ingresso ad effettuare controlli sistematici sull’inammissibilità di tutti i richiedenti, in base ai concetti di Paese terzo sicuro e primo Paese d’asilo, rischiando pericolose discriminazioni sulla base della nazionalità e gravando ulteriormente sui primi Paesi di arrivo.
Nel testo approvato ci sono anche cose che ci entusiasmano meno, come il periodo transitorio che, per i primi tre anni, agirebbe sulla distribuzione delle quote degli Stati membri, operando un graduale phase-in per gli Stati che finora hanno accolto meno, posto che il meccanismo permanente ed automatico entrerebbe comunque in funzione da subito. Ed anche la possibilità, per quanto limitata a casi del tutto marginali (e con l’esclusione di minori, ricongiungimenti familiari e persone vulnerabili), che alcuni richiedenti che nella domanda avessero fornito solo elementi irrilevanti ai fini dell’asilo la vedano esaminata nel primo Paese d’arrivo. Tuttavia il bilancio resta assolutamente positivo. Con la proposta di riforma approvata il Parlamento porta al tavolo del negoziato con il Consiglio un testo che sfida apertamente gli egoismi nazionali.
Abbiamo raggiunto un importantissimo traguardo, frutto di anni di lavoro e della stretta collaborazione con esperti ed associazioni che hanno dato un contributo fondamentale nella riscrittura del Regolamento. Ma la partita non è finita. Ci aspetta un duro negoziato con il Consiglio, davanti a cui ci presenteremo forti di una posizione che dimostra che il Parlamento non accetterà di lasciare le cose come stanno.

 

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