Nel 2013 mentre mi trovavo in vacanza con la mia famiglia nel Mar Mediterraneo, la migrazione è diventata una realtà tangibile quando nel tratto di mare fra Lampedusa e la Tunisia abbiamo visto una giacca beige, probabilmente appartenuta a qualcuno che aveva tentato la traversata.
L’appello del Papa a evitare la globalizzazione dell’indifferenza, il terribile naufragio a poche miglia da Lampedusa il 3 Ottobre 2013, dove 368 persone persero la vita, e il lancio dell’operazione Mare Nostrum ci spinsero ad agire.
Così abbiamo deciso di fondare il MOAS (Migrant Offshore Aid Station), una missione dedicata al salvataggio di vite umane in mare.
Come imprenditori, avevamo le competenze e le risorse per affrontare questa sfida. Come esseri umani, avevamo un obbligo etico e morale ad agire. Come famiglia, volevamo aiutare altre famiglie costrette a rischiare la vita e affidarsi a trafficanti senza scrupoli pur di salvarsi e dare un futuro ai propri figli.
Osservando lo scenario globale attuale, è facile comprendere che il numero di persone che fuggono dai propri paesi d’origine è aumentato esponenzialmente, facendo fiorire i traffici di reti criminali che agiscono sfruttando la mancanza di alternative sicure e legali. E noi di MOAS assistiamo a quest’ulteriore imbarbarimento perché lo tocchiamo giornalmente con mano sui corpi di bambini, donne e uomini che assistiamo e portiamo in salvo. Il numero di persone ammassate su imbarcazioni fatiscenti è quasi raddoppiato così come i casi di partenze a sciame dalle coste libiche, mentre la qualità dei barconi di legno e dei gommoni è peggiorata al punto che spesso riescono a stento a raggiungere le acque internazionali. In alcuni casi, le imbarcazioni affondano prima ancora di poter essere intercettate. Tutti questi fattori pongono enormi sfide al nostro equipaggio MOAS che dopo aver lottato contro il tempo in mare, deve prestare assistenza medica agli ospiti a bordo.
Anche dal punto di vista medico c’è una escalation di orrori che lasciano cicatrici nel corpo e nell’anima. Sempre più frequenti sono le ferite da arma da fuoco oltre alle ustioni dovute alla miscela di acqua salata e carburante di pessima qualità. Disidratate e al limite della sopravvivenza, una volta giunte a bordo della Phoenix, le persone salvate, stremate, si addormentano. Per la prima volta dopo tempo immemore si sentono al sicuro.


Inoltre, sono all’ordine del giorno i racconti delle torture, dei lavori forzati e degli abusi compiuti senza alcun rispetto per i diritti umani fondamentali e le donne risultano essere le vittime più fragili insieme ai bambini. La maggior parte sono oggetto di abusi sessuali, che in molte fanno fatica anche a denunciare, e spesso scoprono di essere incinte durante i controlli medici a bordo.
La Libia, che fino alla caduta di Gheddafi era uno dei paesi che accoglieva il maggior numero di migranti economici, è divenuta il crocevia per il mortale business dei trafficanti, mentre i migranti e i rifugiati si sono trovati intrappolati in un paese nel caos e devastato da conflitti fra fazioni nemiche.
Con la mia famiglia prendiamo costantemente parte alle missioni SAR in mare per poter contribuire in prima persona ad alleviare il dolore di chi sopravvive ai viaggi della morte. A prescindere dall’evoluzione che si avrà nel Mediterraneo centrale, il traffico e la tratta non finiranno, se persistono i fattori scatenanti e le persone non hanno alcuna speranza di poter rimanere nel proprio paese d’origine o trovare vie sicure e legali mentre sono intrappolate nei paesi di transito.
Sono passati tre anni dall’inizio della guerra civile in Siria che ha insanguinato il paese provocando un numero senza precedenti di sfollati interni e rifugiati. Le stime dell’UNHCR a fine maggio 2017 hanno ricostruito l’entità della catastrofe umanitaria attualmente in corso nel paese: 13.5 milioni di persone necessitano assistenza; 6.3 milioni sono sfollati interni; 4.53 si trovano in aree difficili da raggiungere e occupate. Inoltre, dall’inizio del conflitto oltre 5 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare la Siria riparando in Libano, Turchia, Giordania e altri paesi. L’Alto Commissario dell’UNHCR, Filippo Grandi, ha affermato con chiarezza che “quella siriana è la più grande crisi umanitaria e di rifugiati attualmente in corso e la sofferenza di milioni di persone dovrebbe generare un’ondata di aiuti a sostegno del paese in tutto il mondo”.
Purtroppo, quest’ondata di solidarietà non arriva e nel frattempo lo scenario globale e regionale peggiora. Oltre alla Siria, lo Yemen è dilaniato dal 2015 da una guerra civile che ha aggravato le già drammatiche condizioni di vita nel paese a causa di una carestia che ha provocato milioni di vittime, ma che il mondo intero sembra ignorare. Altre aree calde sono in Iraq, Afghanistan, Pakistan e Bangladesh da cui provengono numerosi flussi migratori.
Anche la situazione nel continente africano è notevolmente peggiorata sia per la protratta instabilità politica nella maggior parte degli stati africani, sia per i cambiamenti climatici che mettono in ginocchio paesi già vulnerabili quali ad esempio Sudan, Sud Sudan e Uganda. Qui i flussi migratori sono dettati dall’impossibilità di accedere a risorse alimentari e idriche e a loro volta alimentano un ciclo di povertà, oltrepassando le frontiere nazionali per cercare rifugio nei paesi vicini.
Dall’Agosto 2014, quando è partita la prima missione, abbiamo salvato ed assistito oltre 40 mila fra bambini, donne e uomini nelle operazioni SAR nel Mediterraneo e nell’Egeo.
Da oltre un anno MOAS è impegnata nell’apertura di canali legali e sicuri per consentire ai gruppi più vulnerabili di persone di giungere in Europa in sicurezza e mettere così fine al mortale business del traffico di esseri umani e ai flussi migratori fuori controllo. I corridoi umanitari permetterebbero anche di gestire meglio le politiche di redistribuzione fra gli Stati Membri, agevolando quei processi di accoglienza e integrazione che porterebbero alla creazione della nostra società condivisa.

*I fatti e le considerazioni qui esposte fanno fede agli eventi fino al Luglio 2017

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