L.M.: Come si svolge una giornata sulla nave Aquarius di Sos Méditerranée, impiegata nelle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo?

N.S.: L’Aquarius al suo interno è composto dall’equipaggio dei soccorritori, dal team di Medici Senza Frontiere, che si occupa della cura delle persone soccorse a bordo, e dall’equipaggio tecnico della nave. Ogni tre settimane la nave è a Catania, porto base dove si fanno i rifornimenti e i cambi di equipaggio. Partiti da Catania, dapprima si avvia la preparazione per le attività che si svolgeranno nella zona SAR (Search and Rescue), poi ci si dirige verso le acque della Libia dove si arriva dopo un paio di giorni e si inizia il servizio di pattugliamento. Tale servizio si svolge alla distanza di circa 25 miglia dalle coste, la zona di pattugliamento viene decisa in considerazione di quelle che sono le statistiche delle zone di mare in cui si verificano più eventi e in corrispondenza delle aree da cui partono il maggior numero di imbarcazioni, quindi in sostanza a est e a ovest di Tripoli. Durante il servizio di pattugliamento vengono effettuate delle attività di vedetta con binocoli e radar che permettono di individuare le imbarcazioni da soccorrere. Nella maggior parte dei casi è una chiamata da parte del Centro Soccorso in Mare (MRCC) della Centrale Operativa della Guardia Costiera a segnalare un’imbarcazione da soccorrere e a fornire le istruzioni per procedere verso una precisa posizione dove effettuare la ricerca e a coordinare tutta l’operazione. Anche nel caso in cui si dovesse individuare un’imbarcazione da soccorrere bisogna avvisare preventivamente l’MRCC che dà istruzioni sulle procedure da seguire. Dal momento in cui ci si approccia all’imbarcazione da soccorrere vengono approntate le dotazioni di soccorso e si inizia quindi il salvataggio che cambia in base al tipo di imbarcazione da soccorrere, al numero di persone, alle condizioni meteo-marine, etc. Si procede in generale a un primo approccio e si stabilisce un contatto tramite un mediatore culturale, si distribuiscono quindi i giubbotti di salvataggio a tutti gli occupanti e si evacuano tutti gli occupanti tramite i gommoni di soccorso che conducono dall’imbarcazione verso l’Aquarius. La persona soccorsa riceve attenzione e cure mediche, acqua e cibo. Nel caso di operazioni complesse e critiche, ad esempio in presenza di mezzi in affondamento, si richiedono determinate tecniche, procedure ed equipaggiamenti che si sono costruiti durante tutte le attività dell’Aquarius e di SOS Méditerrannée grazie all’esperienza pregressa dei componenti del team che hanno raggiunto un livello di efficacia che è davvero notevole e specifico per questo tipo di operazioni che non ha eguali in altre regioni del mondo. Fino ad arrivare alla fase di sbarco in un porto che non è il porto più vicino, come interpretato da alcuni in maniera erronea, ma il porto sicuro, quello che garantisce determinati standard secondo le normative internazionali, comunitarie e nazionali e quindi nella fattispecie un porto italiano.

L.M.: Negli ultimi mesi, dalle scelte del governo italiano ai sospetti di collusione con i trafficanti di migranti, le ONG sono state sotto i riflettori della cronaca nazionale ed internazionale. In un’Europa in cui la retorica populista strumentalizza con vigore la questione migratoria, qual è, a suo parere, la traiettoria che l’UE e gli Stati europei dovrebbero seguire? Quali le sue proposte?

N.S.: Gli eventi SAR si verificano perché queste imbarcazioni si trovano in mare e devono essere soccorse, l’obbligo di prestare assistenza e fornire adeguati servizi di ricerca e soccorso riguarda non solamente i comandanti delle navi in mare ma anche gli Stati. E questo è un grave deficit degli Stati dell’Unione Europea, quello di non provvedere ad adeguati assetti SAR istituzionali nella zona dove occorre. Per cui le ONG sono obbligate moralmente a intervenire perché vi è questa necessità. I problemi politici cruciali che riguardano i fenomeni migratori non si possono risolvere in nessun caso semplicemente disattendendo la necessità del soccorso in mare. Questo è fuori da ogni dubbio. Il rispetto delle normative internazionali, comunitarie e nazionali prova, inoltre, l’inaccettabilità di politiche tese al respingimento in mare verso la Libia.

L.M.: Il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, rivolgendosi all’Unione Europea, ha definito quanto sta avvenendo “un genocidio che ci farà vergognare di essere europei”, una denuncia certamente forte ma basata su lampanti dati di fatto.

N.S.: Dati di fatto che confermano, appunto, il drammatico numero dei morti e dei dispersi in mare, la rotta migratoria più mortale al mondo. E questo si svolge alle porte dell’Europa. Quindi è davvero moralmente inaccettabile che non si agisca.

L.M.: Gli spaventosi dati dell’ONU, più di 3000 morti nel 2017 nel Mediterraneo, ci inducono a riflettere sulla questione della necessità di assicurare la tutela dei diritti umani ad ogni individuo a prescindere dallo Stato di provenienza, per la semplice appartenenza al genere umano. Ancor di più nel caso in cui ciò si riferisca ai minori. Quali sono i dati relativi a tale fenomeno?

N.S.: Confermo che il numero di minori soccorsi è cresciuto nell’ultimo anno e ci sono casi in cui questi numeri sono sorprendenti. L’operazione dell’Aquarius dello scorso 12 ottobre ne è un esempio chiarissimo, su circa 600 persone soccorse più di 240 erano minori e questo dà anche la misura del dramma perché se pensiamo che ad essere in quella condizione di estremo pericolo, di naufragio imminente ci sono dei minori, dei bambini, questo dovrebbe imporre ancor di più, se possibile, la necessità, l’obbligo di intervenire nel modo più adeguato.

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