Sindaco di Palermo
di Lucia Martines

LM: Numerose sono le iniziative che vedono la città di Palermo impegnata in prima fila per le questioni strettamente collegate all’area Mediterranea, dalla Biennale Arcipelago Mediterraneo alla Settimana della Cultura Tunisina, fino a giungere ai modelli proposti e ai risultati ottenuti nell’ambito dell’accoglienza e dell’integrazione tra culture diverse. Questo forte impegno ha costituito una delle motivazioni annoverate tra le tante che hanno permesso di ottenere il titolo di Capitale della Cultura 2018 e gli ulteriori riconoscimenti guadagnati negli ultimi anni, dalla creazione della Consulta delle Culture alla Carta di Palermo 2015. Qual è, a suo parere, il ruolo che Palermo può e deve avere nei prossimi anni nei rapporti tra le sponde del Mediterraneo e quindi tra l’Europa, l’Africa e il Medioriente?

LO: Palermo non è una città europea. Mi dispiace per Francoforte e per Berlino, io amo la Germania, il tedesco dopo il siciliano è la mia seconda lingua ma Palermo non è Francoforte né Berlino. Palermo è una città mediorientale in Europa cioè mediterranea, Palermo è Istanbul, Palermo è Beirut. Il nostro progetto è di far essere Palermo Beirut col wi-fi e col tram, cercare in qualche modo di coniugare connessioni virtuali con connessioni umane, Google e Ahmed il migrante sono i nostri punti di riferimento. In questo quadro, in questa collocazione identitaria della nostra città, noi siamo una città di cultura, per essere più precisi di culture; ma che cos’è la cultura? La cultura è un insieme, una nota musicale non è cultura, una lettera dell’alfabeto non è cultura, un colore non è cultura. Più note musicali fanno uno spartito, comincia a essere cultura. E più lettere dell’alfabeto fanno un libro, comincia a essere cultura. Più colori fanno un quadro e comincia a essere cultura. Quello che vale per la dimensione artistica per me vale anche per la dimensione sociale ed umana. Palermo è una città che fa della presenza dei diversi la propria cifra identitaria e lo fa proprio cogliendo la dimensione vera di un Mediterraneo che continua ad essere un continente liquido di diritti e di pace. Noi non usiamo l’espressione euro-mediterranea perché i miei amici africani dicono “perché non afro-mediterranea?”. Noi usiamo l’espressione “Mediterraneo” per identificare un continente, un continente di acqua che dal 1492, dopo la scoperta dell’America, dopo la morte di Lorenzo Il Magnifico e sempre nello stesso anno dopo la Cacciata da parte del Re e della Regina Cattolica di ebrei e musulmani si è trasformato lentamente in un lago di periferia, di conflitti e di contrasti motivati in maniera assolutamente pretestuosa dalle diverse religioni. Con l’apertura del Canale di Suez e grazie alla migrazione il Mediterraneo torna a essere un vero e proprio oceano, un vero e proprio continente e in questa dimensione la Carta di Palermo costituisce in qualche modo il punto di riferimento di una città che vuole essere capitale della cultura artistica, musicale, teatrale, delle arti figurative ma anche delle altre culture, la cultura dell’accoglienza, la cultura della vita, la cultura dello sport ma anche delle culture altre che provenendo da altre parti del mondo qui diventano parte essenziale, tessere preziose dell’unico mosaico che è il mosaico Palermo. I quadri non hanno bisogno di una cornice, un Caravaggio, un Mirò, un Picasso o un Borman sono belli anche senza cornice ma un mosaico senza cornice diventa una confusa mischia di cocci di pietra. Ecco, noi abbiamo bisogno di una cornice e la nostra cornice rispetta la persona umana. To be different, perché siamo persone diverse, to be equal, perché siamo persone umane, abbiamo gli stessi diritti. Questa impostazione costituisce il senso vero del riconoscimento di Palermo capitale della cultura, anzi delle culture che a Palermo vivono insieme. Quando ho presentato la candidatura di Palermo per la World Heritage List dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità per il percorso arabo-normanno per la Cattedrale di Monreale e di Cefalù alla commissione ho detto che a Palermo il cane, il gatto e il topo passeggiano assieme. È un modo per ricordare come Palermo non è migrante nei suoi monumenti ma è migrante nella sua vita di oggi, nella sua quotidianità. Questo fa di Palermo una città certamente all’avanguardia nel contesto nazionale e internazionale ed è un gran cambiamento. Palermo è la città in Europa che probabilmente è più cambiata negli ultimi 40 anni, Palermo è passata da capitale della mafia a capitale della cultura, è stato un grande cambiamento di cui dobbiamo essere grati a chi ha sacrificato la propria vita per la lotta alla mafia perché la sua violenza criminale ha costretto i palermitani a aprire gli occhi, la bocca e le orecchie e ha avuto drammaticamente un esito positivo. È lo stesso cambiamento positivo che ha prodotto il nazismo in Germania, i tedeschi dopo Adolf Hitler sono migliori dei tedeschi che prima erano con Adolf Hitler ed è il cambiamento che sta producendo l’Islamic State con la sua drammatica violenza criminale che sta costringendo il mondo islamico ad aprire la bocca, gli occhi e le orecchie e a fare quel cambiamento che è necessario. Ed è questo il senso complessivo di una città nella quale sono orgoglioso di essere il sindaco, è la città dove è nato Don Pino Puglisi, un sacerdote, un amico mio carissimo, un semplice sacerdote, diremmo in palermitano un “parrinieddo” qualunque che non combatteva la mafia ma che chiedeva che i bambini del quartiere potessero avere una scuola e questo ai boss mafiosi ha fatto più paura delle armi e dei poliziotti o delle sentenze della magistratura e lo hanno ucciso. Il Papa lo ha proclamato beato anche per marcare una differenza e per prendere le distanze da troppi uomini di chiesa che nel passato erano collusi con la mafia, erano complici di una cultura mafiosa. E sono anche orgoglioso perché organizziamo ogni anno il più grande gay pride del sud Europa. Questa è la chiave di lettura di una città che è diventata riferimento dei diritti. Non più soltanto del diritto, ma dei diritti. E proprio i migranti sono l’occasione per ricordare “Io sono persona”, i migranti ci ricordano i nostri diritti. Ho ricevuto un giorno una bellissima lettera di una ragazza palermitana, figlia di palermitani, costretta a vivere su una sedia a rotelle, che mi ha scritto “Caro Sindaco, grazie. Da quando tu accogli i migranti mi sento più normale, più uguale e meno diversa” e questa è la funzione straordinaria che hanno i migranti. Per questo io sostengono che il futuro di Palermo sono Google e Ahmed il migrante. Google esprime una connessione virtuale e Ahmed il migrante una connessione umana. Vivere in un mondo dove c’è soltanto Google è terribile, vivere in un mondo in cui c’è soltanto Ahmed forse non dà speranza di cambiamento e di futuro, mettere assieme Google e Ahmed è esattamente il senso dell’asticella che teniamo alta nella nostra visione di città che ha fatto dell’innovazione e della mobilità le proprie regole fondamentali. Pochi sanno che Palermo e Milano sono le due città nel Mediterraneo, non in Italia, meglio cablate. La nostra banda larga è pari soltanto a quella di Milano e quella di Milano è pari soltanto a quella di Palermo. Si realizza così il desiderio di essere Beirut col wi-fi o se volete Bruxelles che accoglie tutti. Da città dei delitti a città dei diritti. È un cambiamento straordinario, mentale. So benissimo che Berlino è cambiata, che Varsavia è cambiata che Vilnius piuttosto che Praga, Riga piuttosto che Varsavia sono cambiate ma queste città sono cambiate per effetto di cambiamenti internazionali, per effetto di modifiche istituzionali, la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’unificazione della Germania. Noi siamo cambiati senza cambiare il regolamento del Consiglio comunale, senza che cambiasse la Costituzione del nostro Paese. Per questa ragione noi siamo una città fortemente proiettata verso il futuro, verso la mobilità, una città dove crescono a dismisura le pratiche dell’accoglienza turistica. Qualche mese fa ho avuto la visita del fondatore di Airbnb che è venuto dalla California per incontrarmi perché Palermo è la città nella quale nell’ultimo anno la sua compagnia ha ottenuto il maggior incremento percentuale nel mondo. Questo per dire che Palermo finalmente è passata dalla quantità alla qualità, dalla marginalizzazione all’internazionalizzazione, dall’economia che si pretendeva facesse cultura alla cultura che produce economia. Ed è esattamente la misura per la quale io ho fatto un parallelismo fra Palermo e il vino in Sicilia. In questo ultimi 40 anni entrambi hanno registrato un cambiamento straordinario nella qualità, nell’internazionalizzazione e nella produzione dell’economia partendo dalla cultura. Dopo San Pietroburgo e Zurigo quest’anno Manifesta, la più grande biennale itinerante d’Europa, è a Palermo ed è diversa dalle precedenti e dalle future perché Manifesta ha colto nel Giardino Planetario l’essenza di questa città. Palermo è una città dove non esistono piante autoctone, le piante che sono a Palermo e in Sicilia vengono tutte da altri Paesi. Ma la cosa straordinaria è che quindi noi siamo biodiversi non per nascita ma per scelta, per accoglienza. Ecco, dopo 100 anni nei quali Palermo è stata governata dall’Isis siciliano, ehm….dalla mafia siciliana, quando in questo posto prima di me c’erano amici dei boss mafiosi, qualche volta c’era anche lo stesso boss mafioso che era al tempo stesso capo della mafia e rappresentante politico e amministrativo della città, siamo passati da una dimensione di una Palermo capitale di mafia a una Palermo capitale dei diritti. E questo è dovuto a questa straordinaria scelta dell’armonia tra una storia e un presente. Durante i 100 anni di governo della mafia non c’erano migranti a Palermo. Io fintanto che avevo 30 anni gli unici stranieri che vedevo a Palermo erano le tedesche che si occupavano dei bambini della Palermo bene, della Palermo aristocratica. Oggi che la mafia non governa più Palermo è finalmente pieni di migranti e abbiamo un’armonia perché di fronte alla moschea non c’è più soltanto un cristiano ma c’è anche un musulmano. Tutto questo fa di Palermo una città exciting and safe, eccitante e sicura, eccitante per questa pluralità mosaicale di colore di tessere ma anche sicura. Quando arriva qualche musulmano “strano” i musulmani che abitano a Palermo avvertono il Sindaco, il Sindaco chiama la Polizia, difendono la loro città, quella che considerano la loro città prima che il loro Paese di origine o la loro religione ed è questa dimensione straordinaria che porta me ad affermare continuamente quando qualcuno mi chiede quanti migranti ci sono a Palermo io non dico 60, 70 o 80000, dico “nessuno”. Chi arriva a Palermo diventa palermitano. Ed è questa la straordinaria forza di futuro di questa città che è protagonista, assieme ad altre città, del Global Parliament of Mayors, il Parlamento Mondiale dei Sindaci. Io sono tra i fondatori di questo Parlamento, con sindaci da tutto il mondo da Rotterdam ad Amsterdam, L’Aia, Oslo, Stoccolma, Helsinki, Copenaghen, Parigi, Montpellier, Madrid, Barcellona, Città del Messico, Atlanta, Denver, Minneapolis, Los Angeles, Bogotá, Rio de Janeiro, Amman, Cape Town. Ecco, tutto questo è il senso complessivo di una città che si è finalmente aperta al mondo e che può mostrare al mondo la sua storia e costruire sulla sua storia il proprio futuro.

LM: Passiamo a parlare nel dettaglio della Carta di Palermo 2015 che, proponendo un diritto alla mobilità inteso come diritto inalienabile della persona umana di scegliere il luogo in cui vivere, richiama quei valori di cittadinanza universale proclamati dagli ideali cosmopolitici. Un messaggio forte che si ricopre di un ulteriore valore oggi che spirano venti di chiusura, di nuovi nazionalismi, di nuovi razzismi e dell’uso di toni violenti nel discorso politico nazionale, europeo e globale. Tra i propositi indicati al lancio della Carta Lei stesso ha dichiarato che sarebbe stata inoltrata alle autorità nazionali ed europee, all’Organizzazione delle Nazioni Unite, a tutte le agenzie internazionali e a Papa Francesco, nella speranza di aprire un dibattito che porti all’avvio di una petizione europea che ponga sul tavolo della Comunità internazionale tali questioni. Quali sono stati i risvolti successivi? Quali le risposte? Quale sarà, a Suo parere, il futuro di questa Carta?

LO: Intanto devo dire che il primo riscontro di questa Carta è stata quella di far crescere l’autostima dei palermitani, la consapevolezza di essere portatori di una cifra culturale positiva. La nostra autostima è anche la consapevolezza del nostro lato culturale, della nostra storia, di questa nostra cultura dell’accoglienza e su questo abbiamo avuto tantissimi riscontri. Il Parlamento mondiale dei sindaci come suo primo atto ha formalmente assegnato a me quello che chiamano il Nobel dei sindaci, il Benjamin Barber Global Cities Award, che è sostanzialmente ispirato a Benjamin Barber, uno studioso americano che ha dedicato la sua attenzione all’idea di interdipendenza. Un nuovo valore rispetto alla dipendenza e all’indipendenza, siamo tutti interdipendenti. Di fronte alla finanziarizzazione della vita gli Stati perdono di senso. La finanziarizzazione dell’economia non distrugge gli Stati, ma quando un disoccupato o un pensionato pensano come un manager, pensano che il Dio sia il denaro lo Stato perde di senso e le uniche realtà che hanno un senso sono proprio le realtà locali dove il sindaco è chiamato a coniugare visione e concretezza. Tutto questo certamente è uno stimolo molto forte, i miei colleghi sindaci, chi sta per esempio in Polonia o piuttosto chi sta in Gran Bretagna mi dicono “noi abbiamo bisogno di collegarci a Palermo perché è l’unico modo che abbiamo per non essere la fotocopia dei nostri governi nazionali, talvolta intolleranti nei confronti dei diversi”. Questo ci dai la possibilità di stare in una via di mezzo che ci fa avere un ruolo senza essere delle fotocopie delle scelte che noi non condividiamo dei nostri governi nazionali. Papa Francesco mi ha mandato una bellissima lettera, la famiglia reale olandese colpita da questa cultura dell’accoglienza partecipa a Manifesta con un’African opera, un’opera lirica sulla condizione africana. Tutto questo per esprimere un consenso che va crescendo nell’essere umano perché nello stomaco dell’uomo non c’è l’intolleranza, l’intolleranza è nella testa malata di qualche politico o nel portafogli sporco di sangue di qualche speculatore. Io so perfettamente che quando tiri alta l’asticella ti sottoponi al rischio calcolato di apparire inadeguato rispetto al livello che indichi ma se l’asticella la tieni bassa non cambi la realtà. Io ho anche formalmente presentato una denuncia alla Corte di Giustizia dell’Aja, l’ho anche presentata al Presidente della Commissione europea, al Commissario per le migrazioni, al Procuratore capo della Repubblica perché son convinto che in questo momento la politica europea è responsabile di un genocidio e ho formalizzato questa denuncia. Il Commissario europeo mi ha risposto con una lunghissima lettera carica di evidente imbarazzo in merito alle cose che dicevo e alle cose che l’Europa purtroppo sta consentendo che si facciano e il Parlamento europeo ha annunciato una mia audizione su questa denuncia perché io son convinto che si farà un secondo processo di Norimberga, non so se si scriverà nei libri di storia o anche davanti a una corte di giustizia ma si farà un secondo processo di Norimberga con un’aggravante, che mentre i nostri nonni, i nostri bisnonni, potevano dire che non sapevano delle stragi nazi-fasciste noi non potremo dire che non lo sapevamo. Ed è esattamente questo il senso complessivo del collocarsi di questa città ed è anche la ragione per la quale questa città ha acquistato un’attrattiva straordinaria. Io venivo invitato in giro per il mondo per parlare della lotta alla mafia. Adesso è bellissimo! Mi hanno invitato in giro per il mondo per parlare del permesso di soggiorno, che è la nuova schiavitù, la nuova pena di morte. È un lungo cammino essere liberi dalla schiavitù, è un lungo cammino essere liberi dalla pena di morte, basti pensare che 57 anni fa qualcuno in un Paese cosiddetto civile diceva che aveva un sogno, I have a dream, Martin Luther King. Cosa dire? Palermo è l’unico paese al mondo che da la cittadinanza onoraria ai condannati a morte, è l’unica città al mondo nella quale un condannato a morte di una città della Virginia ha chiesto di essere seppellito come ultimo desiderio. Mi auguro che Papa Francesco nel nome di Gesù Cristo possa demolire la pena di morte dal mondo cattolico. Il Vaticano ha abolito formalmente la pena di morte soltanto nel 2001. Significa che fino al 2001 il Vaticano, per ragioni etiche connesse al rispetto del diritto alla vita, non avrebbe potuto fare parte dell’Unione Europea qualora avesse voluto accedervi. È chiaro che liberarsi dal permesso di soggiorno sarà un lungo cammino però noi abbiamo cominciato.

LM: Ritornando a Palermo, il riconoscimento dell’itinerario Arabo Normanno decretato nel 2015 da parte dell’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità costituisce una metafora architettonica e urbanistica del legame esistente tra il mondo musulmano e quello cristiano. In che modo, a Suo parere, la città può contribuire e proporre il proprio modello di integrazione con la comunità islamica in un delicato momento storico come quello presente nel quale da una parte il terrorismo utilizza la religione per perpetrare violenza e dall’altra gli stereotipi e i pregiudizi sull’Islam sembrano riprodursi e crescere, sulla spinta della strumentalizzazione del sentimento di paura da parte di alcune forze politiche?
LO: Nessuno meglio di un palermitano può comprendere la tragedia del mondo islamico sottoposto alla mafia islamica che è l’Islamic State e nessuno meglio di un musulmano può comprendere la tragedia del popolo palermitano condannato ad avere appunto una mafia siciliana. Tutto questo passa attraverso alcuni messaggi. Un messaggio che io mando è che credo in Dio ma dico sempre non chiedetemi come si chiama Dio perché quando entro in una moschea prego Allah, quando entro in una sinagoga prego Yahweh e quando sono in una Chiesa cristiana prego Gesù Cristo. Non è un contratto di assicurazione per la mia seconda vita, è soltanto un modo per poter mettere in sicurezza il rifiuto dell’intolleranza, è un modo per dire no all’intolleranza. Tutto questo costituisce la vita di questa città, costituisce il vissuto, che partecipa a tutte le feste religiose musulmane, a tutte le feste religiose ebraiche, a tutte le feste religiose indu e Palermo è una città dove chi sta in guerra fuori qui deve stare in pace. Io ho dato la residenza onoraria a Barghouti, palestinese incarcerato nello Stato di Israele che lo considera un terrorista, ma sono fortemente impegnato per costruire finalmente a Palermo una sinagoga; ho dato la cittadinanza onoraria al Dalai Lama ma celebro il primo giorno del Capodanno a Palermo con la comunità cinese accendendo una candela nella scalinata del Teatro Massimo. Qual è il senso di questo messaggio? Quello di andare oltre le lettere di protesta che pure ho ricevuto da Israele, dal governo turco piuttosto che dal governo cinese e mandare un messaggio che quello che fuori è in contrasto qui a Palermo deve vivere una dimensione di condivisione culturale perché la cultura è, ripeto, stare insieme.

LM: La sensibilizzazione dei giovani in merito a tali tematiche è fondamentale per la creazione di un mare che costituisca un ponte, una via culturale di pace. Le iniziative che mirano a creare una rete di giovani appartenenti agli Stati bagnati dalle acque del Mediterraneo sembrano essere un’occasione di dialogo rilevante per tale cammino e per la formazione di una nuova cittadinanza. Può essere, a Suo parere, una strada da seguire per la creazione di una futura classe politica cosmopolita, in grado di avviare reali prospettive di confronto costruttivo e di collaborazioni congiunte?

LO: Ogni anno noi diamo cento cittadinanze onorarie a cento bambini che sono provenienti da tutti i Paesi del mondo. Il primo atto di questa amministrazione nel 2012 è stato dare la cittadinanza onoraria a tutti coloro che risiedono a Palermo e mandare il messaggio chiaro che a Palermo nessuno è straniero e che questa città vuole essere un mosaico, vuole essere un luogo di cultura, cioè dove i diversi convivono insieme, può essere sostanzialmente una casa di tutti ed è questo il vero messaggio di pace. Lo so, questo è molto più facile farlo da sindaco che da presidente del consiglio dei ministri ma ognuno deve fare la propria parte fino in fondo. Io credo che se il sindaco polacco, il sindaco britannico sono un poco migliori perché esiste l’esperienza di Palermo forse anche il presidente del consiglio del nostro Paese o degli altri Paesi possono diventare migliori se una rete dei sindaci dice cose diverse da quelle che vengono comunemente dette. Alle ultime elezioni comunali a Palermo c’è chi ha calcolato che io abbia ricevuto l’82% dei voti dei ragazzi tra i 18 e i 32 anni, significa che i ragazzi sono meno legati ai vecchi stili di vita, alle vecchie consuetudini, alle vecchie chiusure dei genitori e ancora, come se non bastasse, la lista di Salvini ha ottenuto l’1%. Io preferisco fare di Palermo una città che è sé stessa piuttosto che una città che è una brutta fotocopia di Francoforte e non ho contrasti con chi è intollerante, non ho contrasti con il Ministro Salvini perché lui gioca a cricket, io gioco a pallavolo, sono due campi diversi e due sport diversi, con valori assolutamente diversi.

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