di Enzo Siviero
Deputy Secretary General EAMC (Engineering Association of Mediterranean Countries)
Vice President SEWC (Structural Engineers World Congress)

Dopo aver speso gran parte della sua carriera nella progettazione di ponti, il Rettore e ingegnere Enzo Siviero ha presentato a Tunisi nel dicembre del 2016, in occasione di una tavola rotonda organizzata dalla Rmei (Réseau Méditerranéen des Ecoles d’Ingénieurs di Marsiglia) e dall’Eamc (Engineering Association for Mediterranean Countries di Roma) intitolata ”Mediterraneo, un ponte tra l’Africa e l’Europa: dal sogno alla realtà” il suo progetto più ambizioso: TUNeIT. Un ponte di 140 km che collega la Tunisia alla Sicilia, un’opera dal costo di 100 miliardi di euro che si basa su soluzioni tecniche già esistenti (con la creazione di isole artificiali da utilizzare anche a scopo turistico o di ricerca realizzate con il recupero dei materiali provenienti dallo scavo, che dividono il percorso in 5 parti, ciascuna delle quali coperta da un ponte a campate multiple). Un’opera di ingegneria visionaria che costituirebbe un’importante occasione per lo sviluppo economico, sociale, culturale e scientifico di un’unica area, simbolo dell’unione del Mediterraneo.. Un collegamento tra Tunisia e Sicilia che darebbe vita ad una continuità territoriale transcontinentale Europa-Africa, al pari di altre opere realizzate per collegare Europa e Asia (tunnel e ponti sul Bosforo), Asia e Africa (raddoppio del Canale di Suez), nonché il collegamento stabile tra Africa ed Europa sullo stretto di Gibilterra.

Rinascimento Mediterraneo
L’Italia è senz’ombra di dubbio l’emblema della bellezza creata dall’Uomo. Il Rinascimento che tutto il mondo ci invidia trova in Italia, e anche in modo assai diffuso da nord a sud e da est a ovest, la sua massima espressione. Da ciò uno stimolo per azzardare una speranza non priva di suggestioni emotive. Dall’Italia simbolo di bellezza al Mediterraneo simbolo di speranza! Un percorso geopolitico che affonda nella storia dei popoli delle culture e dei credi le proprie radici “umane”. Se Italiani sono Cristoforo Colombo come pure Amerigo Vespucci e lo stesso Giovanni da Verrazzano, questi ultimi nascono pure a Firenze…, come non ricordare che America con la sua scoperta, e con il suo nome, e New York con il suo famoso ponte sospeso sono anch’esse parte della nostra storia? E non è dal Mediterraneo che tutto si è generato? Ecco il richiamo da molti auspicato! Questo Mare Nostrum (invero “nostro” perché di tutti…) il Mediterraneo come “grande lago” o meglio come “ponte liquido”, luogo di incroci e di meticciamenti, di scontri e di incontri, un crogiolo di contraddizioni portate a sintesi , resta pur sempre la culla della civiltà! Basta pensare al traghettamento di opere dell’antichità “salvate” dall’oblio proprio dalla civiltà “araba” della quale dobbiamo essere profondamente debitori. Ma ora questo “luogo” ormai “non luogo” è visto come uno “Stige” dove affogano non le anime empie ma la stessa miseria ormai inumana. E dunque il Rinascimento tutto italiano potrebbe essere il solco tracciato per un futuro di speranza di pace e di amore anche per un Mediterraneo dove si affacciano tre continenti con tutta la loro storia. La bellezza salverà il mondo. Così molti esprimono il desiderio di andare oltre la contingenza. E attorno alla bellezza tutti noi possiamo e dobbiamo costruire il nuovo “Rinascimento Mediterraneo” come simbolo di vita. Per questo anche i collegamenti “fisici” oltre alle connessioni virtuali vanno perseguiti con forza! Una “ingegneria visionaria” che storicamente ha cambiato il mondo (Suez, Panama , i Trafori Alpini) e che oggi si fa sempre più concreta a livello planetario senza più confini, porta a immaginare una connessione stabile tra Tunisia e Italia: TUNeIT; e tra Grecia Albania e Italia: GRALBeIT, per raccordare i tre continenti e far sì che cadano i confini ideologici e si abbattano i muri delle diffidenze reciproche . Sarebbe il trionfo della bellezza dell’umanità. Una narrazione inedita dell’esser “vivi per la vita”. Come fu nel passato l’Italia nel Rinascimento, così potrebbe essere nel futuro il Mediterraneo come Patria cosmopolita! E perché no? Magari sotto l’egida dell’UNESCO!
Gerusalemme oggi: pochi Ponti e troppi Muri
Non ero mai stato a Gerusalemme. Ne avevo sentito parlare molto da chi vi era stato decenni fa come di un luogo magico dove le tre religioni monoteiste avevano trovato una sintesi non episodica. L’idea della spianata delle moschee aperta a tutti credenti, non credenti, agnostici, curiosi…Il muro del pianto luogo sacro nei secoli ove tutti potevano pregare ciascuno a proprio modo, l’unico Dio, quello che vede e giudica nella dimensione dell’infinito nel tempo e nello spazio. Il tempio del Santo Sepolcro con tutte le interpretazioni che se ne possono dare tra vicoletti affollati all’inverosimile, intrisi di odori di spezie e di profumi intensi, di variopinti banchetti di frutta e verdura, di luoghi modesti ma dignitosi dove prendere un the o un caffè¨ ovvero cibarsi del poco ma qualitativamente elevato local food che fa parte della tradizione millenaria di queste genti. E la vicina Betlemme con la sua Chiesa della natività che da secoli attira un mondo variegato di ebrei, cristiani, musulmani, con tutte le loro differenze interne, spesso incomprensibili ai più, se non allorché se ne approfondisca la storia. Ma il Luogo, questo Luogo, non è più lui! Complice un terrorismo cieco e brutale, i posti di blocco si sono moltiplicati a dismisura. I muri sono sorti ad indicare quella volontà di separatezza esibita a più non posso! Muri reali e virtuali ma soprattutto barriere ideologiche che impediscono il dialogo. Luoghi ove l’odio viene coltivato e si riverbera nella prevaricazione ostentata del più forte verso il più debole. Sono un pallido ricordo i tempi in cui si viveva in stretta colleganza quando il venerdì ebrei e cristiani si avvicinavano ai musulmani, il sabato era la volta di musulmani e cristiani ad aiutare gli ebrei e la domenica tutti insieme a festeggiare l’amicizia di popoli e credi. Perché tutto questo? È proprio così necessario vivere la diversità nel reciproco disprezzo ormai disumano? Io non credo che non ci sia più nulla da fare! Anzi sono sempre più convinto che dall’educazione scolastica e dalla cultura che unisce possa ripartire il dialogo. E ciò mi è sembrato ancor più¹ vero allorché un professore palestinese, con il quale ho a lungo discusso, dopo aver assentito sui miei assunti, invero espressi più con il cuore che con la ragione, mi ha chiesto se ero disponibile a tenere una conferenza in una università israeliana! Mi è sembrato inverosimile ma in realtà la proposta aveva un fondamento. Parlare ai cuori delle persone significa entrare in contatto con i tuoi simili. Fare Ponti umani è proprio questo e nella mia vita ho sempre voluto costruirli questi Ponti per poi percorrerli tutti insieme per raggiungere l’altra sponda, forse ignota e per ciò ritenuta pericolosa, ma che invece è il luogo dove vivono i nostri fratelli. Ecco, i muri crollano e con quelle pietre costruiamo tutti i ponti che possiamo! Non saranno mai abbastanza per viverli di comune accordo. Questo vorrei dire a tutti i giovani! Abbandonate l’odio che uccide e abbracciate l’amore che vive e fa vivere. Non più muri. Solo Ponti, Ponti e Ponti!

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