Il 2018 è stato è un anno davvero importante perché si è aperto con il settantesimo della nostra
Costituzione e si è chiuso con l’approvazione monumentale (termine che non uso a caso) della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La genesi stessa di queste carte e dichiarazioni conferma come dopo il dramma della Seconda Guerra mondiale, dopo la tragedia della Shoah, dopo due regime totalitari come il fascismo ed il nazismo, colpevoli di genocidio e mentre vaste aree del mondo vivevano ancora sotto regimi dittatoriali e repressivi, si sentiva ovunque la necessità di una svolta. Alla metà circa del terribile Novecento, il genere umano come tale iniziò ad avvertire in maniera sempre più impellente e diffusa il bisogno di darsi regole e valori condivisi. Di definire un oeidem sentire valoriale sostenuto da istituzioni in grado di garantire un futuro di pace e sviluppo ai popoli della terra. Quelle due carte ci hanno consentito, attraverso la porta principale, di entrare nell’età dei diritti, per usare le parole di Norberto Bobbio. Il diritto tra i diritti è quello umano: la capacità cioè di vivere una vita dignitosa, libera affrancata dalla paura.

Le sfide globali ci ripropongono, sotto nuove forme, problemi antichi che l’armamentario giuridico a nostra disposizione non sempre è in grado di fronteggiare. A
proposito di libertà, migrare dovrebbe essere una SCELTA non una NECESSITÀ, è questo il piano concettuale intorno al quale si costruisce l’architettura del viaggio.

A che punto è la notte?

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